La principale e più urgente crisi ambientale è il cambiamento climatico. Secondo i dati diffusi dall’OMM (l’Organizzazione Meteorologica Mondiale), il 2015 è stato il primo anno nella storia dell’umanità in cui la presenza di anidride carbonica in atmosfera ha superato stabilmente la soglia di 400 parti per milione. Un record nient’affatto positivo.

Se è vero che lo sviluppo e la crescita economica di un Paese richiedono la produzione di beni e servizi che migliorino la qualità della vita, è altrettanto vero che la qualità della vita non può essere migliorata a scapito dell’ambiente.

Ecco perché nell’Agenda 2030 la parola sviluppo viene affiancata dall’aggettivo sostenibile, perché si è finalmente capita l’importanza di coniugare crescita economica con tutela ambientale.

L’Agenda 2030 e questi 17 obiettivi costituiscono un tutt’uno: nessun obiettivo può essere conseguito a spese di un altro, quindi è essenziale un approccio integrato alla loro attuazione.

Tutti i Paesi sono chiamati a contribuire allo sforzo di portare il mondo su un sentiero di sostenibilità, senza distinzione tra Paesi sviluppati, emergenti e in via di sviluppo.
Ogni Paese deve quindi impegnarsi a definire una propria strategia di sviluppo sostenibile che gli consenta di raggiungere gli obiettivi entro il termine stabilito.

Forse non tutti sanno che ormai 5 anni fa, precisamente il 25 settembre 2015, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha adottato l’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile.

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